Questa storia inizia con le parole di un papà pasticcere. Marco è il papà, Elisabetta la mamma, Bianca Maria la sorella, ma la vera protagonista è Lodovica: bionda, occhi azzurri, aspirante pasticcera come il suo papà.

Lodovica futura pasticcera fa i biscotti come il suo papà

Ancona, fine agosto 2020: Lodovica ha una pallina in un occhio, si fanno i primi accertamenti. Su indicazione di amici, la famiglia si mette in contatto con l’ospedale San Bortolo di Vicenza, che li indirizza all’Oncoematologia pediatrica di Padova. A settembre la biopsia conferma l’ipotesi: un rabdomiosarcoma.

«Il professor Bisogno ci dice che non c’è tempo da perdere, Lodovica va operata, ma ci dice anche che la cura c’è — racconta Marco —. Per tre volte ripete che ce la faremo e per altre tre che dobbiamo essere forti. Ci ha dato una grinta tremenda.» Marco ed Elisabetta sapevano già cosa volesse dire affrontare queste cure, perché lei era stata colpita anni prima dal linfoma di Hodgkin. «A Padova era un altro mondo, anche solo nella gestione del Covid, che abbiamo vissuto chiusi in reparto. Però è un posto che ricordo con tanto piacere, e soprattutto ricordo le persone.»

Marco racconta di aver trovato «tanta umanità, soprattutto da parte del professor Bisogno, per il quale ho una stima immensa». La chemioterapia è andata come previsto: Lodovica è guarita dopo nove mesi di cure e ora va a Padova solo per le visite di controllo. «Senti che c’è qualcosa di più: non sono solo medici e infermieri, e i volontari della Fondazione non sono solo volontari, tutti fanno il possibile.»

Marco è pasticcere e, quando sale a Padova per i controlli, porta ai piccoli pazienti ricoverati dei dolcetti fatti nel suo laboratorio. Ora che si avvicina la Pasqua è partito da Ancona carico di piccole uova di cioccolato da distribuire ai bambini del reparto, per regalare loro un momento di spensieratezza.

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