A un anno esatto dall’inizio della guerra in Ucraina, il conflitto ha stravolto le vite di milioni di persone e, come sempre, a farne le spese sono i più fragili: donne, anziani, bambini. Città della Speranza si è chiesta come aiutare chi non può curarsi perché gli ospedali non ci sono più, mancano le medicine e il personale medico. Insieme ad Ail Padova ha costruito un progetto che supporta i bimbi ucraini senza accesso alle cure nel proprio Paese.

Il nostro progetto per curare i bimbi ucraini

Franco Masello, fondatore di Città della Speranza, racconta che l’idea è stata immediata: «Appena abbiamo visto che ai confini della Polonia si stavano ammassando donne e bambini, parliamo dei primi mesi del conflitto.» Il primo pullman trasportava quaranta persone: «All’inizio io ne ho ospitati nove e anche altri volontari hanno fatto altrettanto.» Poi la Fondazione ha attivato un gruppo di volontari per il trasporto di mamme e bambini e aperto un conto corrente per supportarli economicamente: «Abbiamo raccolto circa 100mila euro. Per avere strutture adeguate ci siamo accordati con l’Ail di Padova: loro seguono la logistica, noi la parte economica (trasporti, vitto, alloggio), quella ospedaliera è di competenza della Regione.»

“Arrivano i Nostri”: i volontari in reparto

Laura Carbognin, consigliera Ail, da trent’anni organizza attività per i bimbi nel reparto di Oncoematologia pediatrica di Padova e coordina il gruppo “Arrivano i Nostri”: «Ci hanno battezzati così i bambini ormai dodici anni fa.» Ricorda l’arrivo della prima mamma ucraina: «L’inizio non è stato semplice per la barriera linguistica, serve pazienza, però facciamo piccoli passi avanti.» Una volontaria va da mesi nella casa di accoglienza Ail a insegnare l’italiano.

Le voci del reparto

Mara Cavaliere, caposala dal 1987, racconta dei tre bimbi in cura: «Li sentiamo tutti dentro, perché oltre alla guerra hanno anche la sfortuna della malattia e il resto della famiglia è in Ucraina.» Ianuslav è arrivato per primo con la mamma di 24 anni; Yuri si è ammalato in Italia ed è guarito dopo sei mesi di cure; Bohdana, dieci anni, è arrivata passando per il Trentino e a Natale ha potuto riabbracciare il papà.

Irina Matviiuk, infermiera ucraina, fa spesso da interprete: «Le famiglie sono sotto pressione per la lingua ed è un sollievo avere chi le capisce.» Ciò che la colpisce di più «è la loro estrema fragilità, il peso doppio che portano». I bimbi, invece, imparano in fretta: «Tra loro e i bambini italiani c’è uno scambio, giocano insieme e trovano velocemente un modo per comunicare.»

Grazie a tutti quelli che ci stanno aiutando a portare un sorriso nelle vite di questi bambini e delle loro famiglie.

Chi è Città della Speranza

Fondazione Città della Speranza Ente Filantropico, dal 1994, sostiene la ricerca sulle malattie oncoematologiche e malattie rare pediatriche. Grazie alle donazioni ricevute, ha realizzato l’Istituto di Ricerca Pediatrica di Padova, dove oltre 200 ricercatori lavorano ogni giorno per trovare nuove cure.

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