Il terrore negli occhi dei bambini. Le urla disperate delle mamme. Le nonne aggrappate a famiglie andate in frantumi. E quelle brandine aperte di notte fra una culla e l’altra. La testimonianza del Prof. Luigi Zanesco, Ordinario di Clinica Pediatrica di Padova fino al 2005, racconta mezzo secolo di storia dell’oncoematologia pediatrica: dai primi casi di leucemia considerati sentenze di morte, all’eccellenza di oggi.
Gli inizi: la leucemia come condanna
«Arrivavano da noi da tutto il Veneto, con il loro carico di angoscia. Che io ricevevo nello sgabuzzino. Quello era lo studio che avevo a disposizione. Quei bambini in quaranta giorni non c’erano più. All’inizio era così. La leucemia se li portava via tutti. E io sognavo un reparto più dignitoso, dove accogliere le mamme e dar loro tutto il supporto necessario. Perché quando un bambino si ammala è anche la mamma che va curata e accudita. Mamma e bambino sono un’unica entità, inscindibile.»
La filosofia della cura: la famiglia al centro
«Volevo che il mio reparto si prendesse cura di tutta la famiglia e la tenesse unita in un momento così drammatico della vita. E che tutto il personale fosse formato per rispondere a questi bisogni. Se ottieni la fiducia di un bambino, e se lui la legge negli occhi della sua mamma, si lascerà fare qualsiasi cosa. Li ho sempre curati così, cercando di conquistare la loro fiducia.»
Fu proprio questa visione che, quando arrivò da Vicenza Franco Masello con l’idea di far nascere la Città della Speranza, spinse Zanesco ad impegnarsi immediatamente nella raccolta fondi per costruire il nuovo reparto. «I soldi sono fortunatamente arrivati e abbiamo potuto completare la nuova Clinica, non senza il contributo importantissimo dell’ingegner Gaetano Meneghello. Il nuovo reparto era così bello e così accogliente che più di una volta mi sono capitati pazienti che non se ne volevano tornare a casa.»
I progressi medici: dalla condanna alla speranza
«Da allora al 2005 (data del mio pensionamento) ho curato cinquemila bambini: milletrecentonovantanove sono morti, quasi tutti nel primo periodo, quando ancora non avevamo messo a punto il cocktail chemioterapico che si è rivelato efficace nel combattere la patologia. Il primo provvedimento efficace si deve al Prof. Panizon che nel 1967 suggerì la polichemioterapia: la somministrazione di farmaci antiblastici non in sequenza, uno dopo l’altro, ma tutti insieme.»
Frequentando il famoso professore parigino Jean Bernard, Zanesco portò a Padova una modifica fondamentale: distinguere le associazioni di farmaci che agiscono in fase acuta da quelle che agiscono in fase silente. Quando questo nuovo schema venne sperimentato in reparto, i bambini riuscivano a sopravvivere molti più mesi.
Il trapianto di midollo: una rivoluzione contro tutti
«Prima ancora che nascesse la Fondazione, nei primi anni Ottanta, è giunto all’orizzonte il trapianto di midollo. Per fare il primo trapianto qui in reparto a Padova abbiamo lottato contro tutti. “Assassini. Voi ammazzate i bambini!” ci dicevano, sapendo che le cure preliminari erano costituite da chemioterapia a dosi sovramassimali.»
«La prima bambina trapiantata a Padova — e in Italia in un reparto pediatrico — aveva tre anni, si chiamava Claudia, aveva gli occhi neri, sorrideva poco ma si muoveva molto. Ha ricevuto il midollo della sorella… ed è tuttora vivente.»
I bambini guariti e un sogno per il futuro
«Alcuni pazienti che ho curato dalla leucemia negli anni Sessanta sono ancora vivi. Ne ricordo la prima in particolar modo, arrivata in reparto a circa dieci anni, che ora è sulla soglia dei sessanta. Lei è la nostra bandiera: si è sposata, ha fatto due figli.»
«In un futuro prevedo una rivoluzione nel modo di affrontare il tumore infantile: con lo studio sempre più approfondito del genoma si punterà non solo su una diagnosi più raffinata e trattamenti più razionali, ma anche sulla possibilità di una “prevenzione” con la modifica dei difetti genici. Un sogno? Non credo. Ma per poterlo realizzare bisogna percorrere un’unica strada che utilizza moltissime risorse di mente e di cuore: ed è la strada della ricerca scientifica.»
Luigi Zanesco
Ordinario di Clinica Pediatrica di Padova fino al 2005
Testimonianza raccolta da Francesca Trevisi per il libro dei 20 anni di Fondazione Città della Speranza.
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